Nutri-Score e Yuka: le tattiche delle lobby contro l’informazione dei consumatori

Foto: Collège de France / Franck Cluzel / Adélaïde Chantilly

Il Nutri-Score e Yuka condividono una stessa funzione: tradurre un’informazione complessa in un indicatore semplice e immediato. In pochi anni, sono diventati per molti consumatori un riflesso al momento dell’acquisto. Ma questa trasparenza ha un prezzo: mette in evidenza i prodotti valutati negativamente e, con essi, gli interessi economici che ne sono alla base. Per questo, una parte dell’industria agroalimentare ha messo in campo diverse strategie per contrastare questi strumenti.

Non si tratta di semplici critiche saltuarie. Questi attacchi hanno assunto molteplici forme, spesso complementari, con l’obiettivo di indebolire la credibilità degli strumenti in questione, rallentarne l’adozione o limitarne l’impatto. E non si tratta nemmeno di strategie nuove, in quanto sono state già sperimentate dalle industrie del tabacco, dell’amianto e dei pesticidi: strumentalizzare la scienza, alimentare il dubbio, spostare il focus del dibattito per ritardare l’introduzione di normative scomode. La giornalista investigativa Stéphane Horel ha documentato questo meccanismo nella sua inchiesta Lobbytomie, definendolo la “fabbrica del dubbio”.

L’industria agroalimentare non fa eccezione e il fenomeno va ben oltre i confini francesi. Nel 2025, una serie di articoli pubblicata su The Lancet mostra che, in tutto il mondo, le aziende produttrici di alimenti ultraprocessati ostacolano le politiche di salute pubblica attraverso gli stessi strumenti: dal lobbying diretto al finanziamento di una “contro-scienza”, passando per i gruppi di facciata e le azioni legali1.

Come si applica concretamente questo meccanismo al Nutri-Score e a Yuka? Chi lo mette in atto e con quali strumenti? In questo articolo analizziamo le sette tattiche utilizzate per indebolire questi due strumenti. Prese singolarmente, possono sembrare aneddotiche. Considerate nel loro insieme, delineano una strategia.

Questo articolo analizza le strategie di lobbying contro Yuka e il Nutri-Score, basandosi su fatti documentati. Le nostre interpretazioni delle intenzioni e delle strategie sottostanti si basano sulle evidenze disponibili e sulla nostra conoscenza del settore.

Tattica 1: Screditare gli strumenti di informazione dei consumatori e chi li sostiene per metterne in dubbio l’affidabilità

Contestare il Nutri-Score o Yuka sul piano scientifico è un’operazione che richiede dati, competenze e tempo. Per questo, per indebolire questi strumenti, gli oppositori scelgono la strada più semplice: metterne in discussione la credibilità. Cercano così di far passare l’idea che siano inaffidabili, eccessivamente semplicistici e che chi li sostiene non sia degno di fiducia. Un’accusa che presenta un vantaggio decisivo: non richiede alcuna prova.

Eppure, il Nutri-Score e Yuka hanno un punto di forza in comune: trasformare un’informazione complessa in un’indicazione chiara, intuitiva e comprensibile da tutti, ovvero una lettera o un punteggio associato a un colore.

Trasformare un pregio in un difetto

L’etichetta nutrizionale Nutri-Score viene proposta dai ricercatori accademici dell’EREN (Équipe de Recherche en Épidémiologie Nutritionnelle) nell’ambito del Rapporto Hercberg, pubblicato nel gennaio 20142. Molto rapidamente, l’Associazione nazionale delle industrie alimentari (ANIA), la principale lobby dell’industria agroalimentare in Francia, prende posizione. Il titolo del comunicato stampa che diffonde è molto chiaro: “No a un sistema di etichettatura nutrizionale semplicistico basato su un codice colore”3. Nel comunicato si legge che l’equilibrio alimentare “non può limitarsi a un bollino colorato”. Questa argomentazione ha il vantaggio di sembrare ragionevole: chi difenderebbe mai un “approccio semplicistico”? Ma allo stesso tempo rimprovera al Nutri-Score proprio ciò che ne costituisce l’utilità. Il Nutri-Score non è semplicistico, è semplice.

Serge Hercberg, coautore di questo articolo, ha diretto la ricerca precedente la creazione del Nutri-Score in qualità di direttore dell’EREN e presidente del Programma nazionale nutrizione salute (PNNS), coordinato dal Ministero della Salute francese. Mathilde Touvier, anch’essa coautrice, ha partecipato fin dall’inizio agli studi di validazione scientifica del logo e ha coordinato i lavori che hanno studiato l’associazione tra il Nutri-Score e il rischio di malattie croniche. In seguito, ha preso il posto di Serge Hercberg alla guida dell’EREN e del PNNS. Le critiche si sono ripetute: il logo è stato definito “semplicistico, riduttivo, infantilizzante, colpevolizzante”, “una direttiva su cosa scegliere”, o addirittura uno strumento “liberticida”4-11

Il meccanismo è sempre lo stesso: evitare il confronto sul piano scientifico, dove il Nutri-Score è ampiamente supportato, per spostare il dibattito sul piano morale, parlando di limitazione delle libertà individuali, stigmatizzazione o colpevolizzazione, anziché di impatto sulla salute pubblica e di evidenze scientifiche.

Le accuse omettono deliberatamente le origini di questo punteggio e della sua rappresentazione grafica: un algoritmo sviluppato a partire dalla ricerca nell’ambito dell’epidemiologia nutrizionale12, basato su ampi studi di coorte, alcuni dei quali seguono centinaia di migliaia di persone per diversi anni, e pubblicati su riviste scientifiche internazionali13-19. Questo algoritmo è stato convalidato dalle autorità sanitarie (HCSP, ANSES, Santé publique France). Quanto alla rappresentazione grafica, numerosi studi hanno dimostrato che è compreso meglio rispetto alle altre etichettature testate e rispetto all’assenza di etichettatura, e che orienta gli acquisti verso prodotti con una migliore qualità nutrizionale20.

La stessa critica si ripresenta, quasi identica, ogni qualvolta ci siano prodotti valutati negativamente. In Svizzera, Swissmilk, l’organizzazione che rappresenta il settore lattiero-caseario, definisce il Nutri-Score “una risposta semplicistica a una domanda complessa” e gli rimprovera di valutare i singoli nutrienti anziché considerare l’alimento “nel suo insieme”21. In Francia, il presidente dell’organizzazione interprofessionale del Roquefort, intervistato alla radio, definisce il Nutri-Score “semplicistico” e commenta: “Viviamo in un’epoca strana, in cui la complessità e le sfumature trovano raramente spazio”22. La formula è efficace: pone chi parla dalla parte della complessità e dell’intelligenza, e questo sistema di etichettatura dalla parte della semplificazione.

Quando Yuka si diffonde in Francia, riemerge lo stesso vocabolario. Aziende e distributori riprendono gli stessi argomenti utilizzati contro il Nutri-Score e li usano contro Yuka. Un’insegna ne denuncia “l’approccio semplicistico” ricorrendo a un esempio ormai diventato un classico: “il formaggio è classificato negativamente, quando in realtà basta consumarlo in modo equilibrato23. Questa argomentazione confonde due aspetti distinti: informare sulla composizione di un prodotto e dare indicazioni di consumo, cosa che l’applicazione non fa. La Fédération française des industriels charcutiers traiteurs (FICT) porta il ragionamento un passo oltre: Yuka non contribuirebbe al dibattito di interesse generale, ma lo “impoverirebbe”, riducendo un prodotto a un punteggio basso, a un colore rosso e a parole come “scarso”24.

In tutti i casi, la strategia è la stessa: presentare la chiarezza delle informazioni, che rappresenta un servizio per il consumatore, come un limite intellettuale.

Screditare chi trasmette il messaggio

Mettere in discussione la credibilità dello strumento non è sempre sufficiente, per cui il secondo bersaglio sono le persone che lo promuovono. Le lobby cercano di presentare i ricercatori all’origine del Nutri-Score come dei moralizzatori che vorrebbero controllare ciò che le persone consumano.

Fin dall’inizio, gli oppositori del Nutri-Score ricorrono anche a un’altra strategia: personalizzare il più possibile il logo. Invece di utilizzare l’espressione “etichettatura nutrizionale”, parlano di “bollini del professor Hercberg”, o persino degli “smarties del professor Hercberg”25,26. Associando un nome proprio all’etichettatura, si suggerisce che si tratti dell’idea personale di un singolo ricercatore, anziché del risultato di un lavoro collettivo convalidato dalla comunità scientifica.

E questo cambiamento non è affatto spontaneo. Nelle comunicazioni interne dell’industria agroalimentare si parlava deliberatamente del “logo Hercberg” o del “sistema Hercberg”27. Al di là della derisione, l’obiettivo era screditare la sua autorevolezza di ricercatore, lasciando intendere che avesse un interesse personale nel promuovere il Nutri-Score e che fosse quindi più un militante impegnato a difendere la propria “creatura” che uno scienziato28.

Per quanto riguarda Yuka, viene messa in discussione la sua indipendenza. Un distributore la paragona a “Wikipedia rispetto all’Encyclopædia Universalis: necessaria, ma che può contenere errori ed essere orientata”29. La parola “orientata”, un termine chiave, lascia intendere che l’applicazione possa rispondere a un interesse nascosto. La stessa critica viene rivolta anche al settore dei cosmetici: in un comunicato del 2018, la FEBEA, la lobby delle aziende del settore bellezza, afferma esplicitamente che si può “ragionevolmente dubitare dell’obiettività” di applicazioni come Yuka, “che propongono servizi premium a pagamento”30. Il ragionamento è insidioso: è proprio perché Yuka si finanzia attraverso i propri utenti, e non attraverso i marchi, che è indipendente. In tutti questi casi, il bersaglio non è più il metodo, ma l’affidabilità e l’onestà di chi fornisce l’informazione.

Quando la delegittimazione diventa una campagna

Questi attacchi non sono iniziative isolate: fanno parte di una campagna coordinata. Serge Hercberg ne descrive il meccanismo nel suo libro “Mange et tais-toi : un nutritionniste face au lobby agroalimentaire”: i messaggi vengono elaborati a monte dalle lobby dell’industria agroalimentare, con l’ANIA (Association nationale française des industries alimentaires) in prima linea. Poi vengono diffusi a cascata attraverso la stampa specializzata, il Consiglio nazionale francese dell’alimentazione (prima che ne venisse modificata la composizione), alcune filiere agricole (salumi, carne, formaggi e prodotti lattiero-caseari), i social network e alcuni esponenti politici. La ripetizione identica delle stesse espressioni (“semplicistico”, “bollino colorato”, “infantilizzante”, “colpevolizzante”, “stigmatizzante”) non è il segno di un’indignazione spontanea, ma porta piuttosto la firma di una campagna organizzata e guidata.

Molto rapidamente, queste formule finiscono per essere riprese da alcuni esponenti politici, in particolare da ministri e parlamentari vicini ai settori economici interessati. Diversi ministri francesi, tradizionalmente sensibili alle istanze del settore agroalimentare, scendono in campo: Stéphane Le Foll, allora ministro dell’Agricoltura; Sylvia Pinel, ministra del Commercio e successivamente dell’Uguaglianza dei territori; Arnaud Montebourg, ministro dell’Economia31, e, più recentemente, Annie Genevard, attuale ministra dell’Agricoltura. E la strategia si rivela efficace: a ogni tappa decisiva, le lobby riescono a esercitare pressione sulle decisioni politiche per rallentare il Nutri-Score. Un esempio è la recente revisione dell’algoritmo nel 2023, il cui decreto di attuazione è stato bloccato da Annie Genevard per diverse settimane32

Per quanto riguarda Yuka, il verbale del comitato direttivo della FICT, la federazione francese delle imprese dei salumi, di novembre 2020 rivela nel dettaglio il funzionamento di questa strategia. Per far fronte a un rapporto parlamentare “molto sfavorevole” sui nitriti, atteso per gennaio, la federazione approva un “importante piano mediatico”: interviste individuali, possibilità di replica e presenza sui social network, il tutto “con il sostegno di numerosi specialisti (medici, scienziati, oncologi)”33. Lo stesso documento dedica una sezione specifica a Yuka e mette a disposizione dei propri associati un “kit di risposta” alle richieste dei media e dei clienti successive al comunicato stampa pubblicato da Yuka, con l’indicazione di “diffondere i messaggi per amplificarne la portata”. La strategia di delegittimazione non è quindi né spontanea né improvvisata: è strutturata, pianificata e progettata per essere amplificata.

Il seguito della vicenda illustra perfettamente questo metodo. Davanti al tribunale di commercio, la FICT vede respinte gran parte delle proprie richieste, compresa quella con il maggior impatto per Yuka: ottenere una modifica del modo in cui l’applicazione valuta i salumi e le carni lavorate contenenti nitriti34. Yuka viene comunque condannata a versare 20.000 euro di risarcimento danni alla FICT per aver segnalato i rischi di cancerogenicità e genotossicità dei nitriti e per aver pubblicato nell’app una petizione che ne chiedeva il divieto (una condanna in seguito completamente annullata in appello). Ciò non impedisce alla FICT di comunicare il messaggio “La FICT ha la meglio su Yuka”35, trasformando una sconfitta parziale in una condanna dell’applicazione. Il titolo viene ripreso tale e quale da numerosi media, contribuendo a radicare nell’opinione pubblica l’immagine di un’applicazione colta in fallo36-43.

Tattica 2: Moltiplicare le alternative per confondere

Oltre alle strategie volte a contrastare direttamente il Nutri-Score, i suoi oppositori cercano anche di creare confusione per ritardarne, se non addirittura impedirne, l’adozione. Sostengono di non essere contrari al principio secondo cui i consumatori devono essere informati e dichiarano che una questione così complessa meriterebbe approcci diversi. Per questo, in alternativa al Nutri-Score, propongono altri sistemi e strumenti di etichettatura. Presentata come una forma di pluralismo, questa proliferazione ha in realtà l’obiettivo di moltiplicare i punti di riferimento, rendendo più difficile orientarsi e ritardando il processo decisionale. Inoltre, queste alternative hanno tutte un elemento in comune: pretendono di promuovere la trasparenza fornendo informazioni nutrizionali, ma eliminano o minimizzano qualsiasi elemento che potrebbe in qualche modo penalizzare il prodotto.

Nel 2017, lo stesso anno in cui il Nutri-Score viene ufficialmente introdotto in Francia, sei delle più grandi multinazionali dell’industria agroalimentare (Coca-Cola, Mars, Mondelez, Nestlé, PepsiCo e Unilever) lanciano un proprio logo nutrizionale: l’Evolved Nutrition Label (ENL)44. A differenza del Nutri-Score, che sintetizza la qualità nutrizionale complessiva degli alimenti attraverso una sola lettera e un solo colore, l’Evolved Nutrition Label assegna un colore a ciascun nutriente, dando vita a un sistema di etichettatura molto meno intuitivo. In particolare, il sistema valuta la composizione nutrizionale per porzione e non per 100 grammi di prodotto. Poiché la porzione può variare in funzione dell’età, del sesso e dell’attività fisica della persona, e non esiste quindi una porzione standard, sono le stesse aziende a definirla, optando per porzioni ridotte che permettono di ottenere un’etichettatura apparentemente più favorevole.

L’Evolved Nutrition Label applicato alla Nutella: calcolato su una porzione di 15 g,
attenua notevolmente l’impatto visivo dell’apporto di zuccheri e grassi.

Valutati sulla base di una quantità ridotta, un quadratino di cioccolato o una porzione di formaggio vedono così scomparire gran parte dei loro indicatori rossi. Gli studi scientifici mostrano che l’ENL sembra avere un effetto negativo sulle porzioni scelte dai consumatori: presentando colori più favorevoli, il sistema può indurre a scegliere porzioni più abbondanti, anche per alimenti che, al contrario, sarebbe opportuno limitare45,46. L’European Heart Network, una rete europea di cardiologi, denuncia un sistema potenzialmente fuorviante per i consumatori47. Il logo viene abbandonato in meno di due anni, ma nel frattempo ha raggiunto il suo obiettivo: farsi spazio nel dibattito e alimentare dubbi sul fatto che il Nutri-Score sia il riferimento più affidabile.

L’ENL non è l’unico sistema alternativo. Già nel 2017 Carrefour propone un proprio logo, “À quelle fréquence”, mentre l’ANIA rilancia il NutriRepère, un sistema già comparso a metà degli anni Duemila48. Poco importa che siano strumenti difficili da leggere e comprendere: l’obiettivo non è informare meglio i consumatori, ma poter sostenere che esistono diverse opzioni, che sarebbe necessario confrontare e testare prima di prendere una decisione.

Il NutriRepère, il logo alternativo promosso dall’ANIA. Privo di lettere,
punteggi e colori, presenta una serie di percentuali riferite alla porzione,
lasciandone l’interpretazione al consumatore.

Questi sistemi di etichettatura alternativi vengono infatti utilizzati come argomento per chiedere uno studio comparativo di tutti i sistemi. Alla fine, sotto le ripetute pressioni dell’ANIA e della grande distribuzione, il governo cede. Contro il parere degli scienziati, delle associazioni dei consumatori e persino del Ministero della Salute, viene avviata una sperimentazione su larga scala, condotta in una sessantina di supermercati, con l’obiettivo di confrontare i diversi sistemi prima di decidere quale utilizzare49.

Il processo è segnato da numerose polemiche riportate dalla stampa: la conduzione dello studio viene affidata a una fondazione finanziata dalle aziende del settore, anziché a un’équipe di ricerca accademica; diversi ricercatori indipendenti si dimettono dal comitato scientifico per denunciare conflitti di interesse; e persino il presidente dell’Inserm lascia il comitato direttivo50-52. Grazie però alla mobilitazione dei ricercatori indipendenti e alla pressione dei media, lo studio viene infine condotto in condizioni più rigorose rispetto a quelle inizialmente auspicate dalle lobby: il protocollo viene rivisto sulla base di criteri scientifici più stringenti, la sperimentazione sul campo viene verificata da ricercatori indipendenti e, parallelamente, il Ministero della Salute affida una seconda valutazione a un’équipe di economisti53.

Lunga da organizzare, questa sperimentazione ha comunque permesso di rinviare di diversi mesi l’adozione del Nutri-Score, in un momento politicamente delicato, alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2017. Quanto bastava per sperare che un futuro governo potesse accantonare definitivamente il progetto. La manovra, tuttavia, è fallita: la sperimentazione ha confermato la superiorità del Nutri-Score, adottato in extremis nel marzo 2017 e ufficializzato nell’ottobre dello stesso anno con la firma di un decreto interministeriale.

A differenza di Yuka, non assegna né un punteggio complessivo né un giudizio netto e segnala pochissime sostanze controverse. Oggi l’applicazione non è più disponibile. Nel settore della cosmetica, la FEBEA, la federazione francese di produttori di cosmetici, lancia invece l’applicazione CLAIRE55. Quest’app consente di scansionare la lista INCI, cioè l’elenco degli ingredienti di un prodotto, ma evita di attribuire qualsiasi punteggio56. Ogni volta, l’idea è la stessa: riprendere il modello di Yuka, un’applicazione che permette di scansionare i prodotti e ottenere informazioni, eliminandone però un elemento fondamentale: la valutazione chiara.

Tattica 3: Attaccare attraverso interlocutori meno esposti

Gli attacchi provengono raramente dai marchi che i consumatori conoscono. Queste aziende, infatti, non hanno alcun interesse a esporsi in prima linea contro gli strumenti di informazione rivolti ai consumatori: si tratta di un rischio per la loro immagine che non sono disposte a correre. Preferiscono quindi, nella maggior parte dei casi, agire dietro le quinte, attraverso strutture dai nomi più neutri: federazioni professionali, sindacati, organismi consultivi, fondazioni…

Nascondersi dietro le federazioni di categoria

Per quanto riguarda il Nutri-Score, la battaglia è portata avanti dall’ANIA, dalla FCD (Federazione francese del commercio e della grande distribuzione), da FoodDrinkEurope a livello europeo e da alcune filiere, come quella dei formaggi o dei salumi, ma più raramente dai marchi57-63. Eppure, dietro federazioni come l’ANIA ritroviamo gli stessi grandi gruppi che si rifiutano di apporre il Nutri-Score sui propri prodotti: Coca-Cola, Mars, Ferrero, Mondelez, Lactalis e Unilever.

Lo schema è lo stesso per Yuka, attaccata dalla FICT, una sigla pressoché sconosciuta al grande pubblico. Eppure, dietro la Federazione francese delle imprese dei salumi si trovano marchi molto noti in Francia: Herta, Fleury Michon, Aoste, Madrange64. È la federazione a scendere in campo, mentre i singoli marchi restano in secondo piano.

In Spagna, dove Yuka è presente, l’offensiva arriva ancora una volta da una federazione: la FIAB, Federazione spagnola delle industrie alimentari e delle bevande, che riunisce circa 5.000 aziende65. Come l’ANIA, anche la FIAB fa parte di FoodDrinkEurope, la federazione che rappresenta l’industria alimentare a livello europeo. Nel 2020, la FIAB presenta un esposto ad Autocontrol, l’organismo di autoregolamentazione della pubblicità, sostenendo che il modo in cui Yuka si presenta sul proprio sito debba essere considerato una forma di “pubblicità”66. Un altro elemento degno di nota è che, dal 2018, la vicepresidenza di Autocontrol è ricoperta da Javier López Zafra, che è anche segretario generale e segretario del consiglio di amministrazione di L’Oréal España67, gruppo direttamente interessato dalle valutazioni di Yuka. Non sorprende quindi che l’organismo abbia dato ragione alla FIAB, giudicando ingannevole la comunicazione di Yuka. Pur trattandosi soltanto di un parere privo di valore vincolante, offre alla federazione un argomento dall’apparenza ufficiale da poter far valere.

Dotarsi di una legittimazione istituzionale

Un altro importante canale di pressione è rappresentato dalle istituzioni pubbliche: la loro autorevolezza può far apparire un interesse privato come una questione di interesse generale. Il caso del Consiglio nazionale dell’alimentazione ne è un buon esempio. Questo organismo consultivo, incaricato di esprimere pareri sulle politiche alimentari, non è in realtà un arbitro neutrale: al suo interno siedono rappresentanti dell’industria agroalimentare e della grande distribuzione, insieme ad associazioni dei consumatori e ricercatori. L’Institut Rousseau lo annovera tra gli ambienti di influenza maggiormente frequentati dalle lobby del settore68. È proprio da qui che, nel 2015, parte un’offensiva contro il Nutri-Score: il presidente Bernard Vallat, già vicedirettore generale responsabile dell’alimentazione presso il Ministero dell’Agricoltura, invia ai ministri e alla Presidenza della Repubblica una lettera contraria al Nutri-Score, utilizzando la carta intestata del CNA69. Eppure, Vallat aveva redatto la lettera a titolo personale, senza consultare, come avrebbe dovuto fare, i membri del Consiglio, tra cui le associazioni dei consumatori e i ricercatori70. Una presa di posizione individuale presentata come il parere di un organismo consultivo indipendente.

L’industria non si limita a intervenire negli organismi consultivi: cerca di parlare anche attraverso gli eletti. Tra il 2015 e il 2016, durante l’esame in Parlamento della legge di modernizzazione del sistema sanitario, che avrebbe aperto la strada al futuro sistema di etichettatura nutrizionale, l’ANIA prepara diversi emendamenti già pronti, che alcuni parlamentari presentano senza modificarli71. Uno di questi emendamenti propone, ad esempio, di rendere obbligatorio il passaggio dal Consiglio nazionale dell’alimentazione prima di qualsiasi decisione sul logo. Un altro mira a imporre una sperimentazione “su larga scala”, così da guadagnare tempo. Il meccanismo viene portato alla luce dalla trasmissione Cash Investigation nel 2016: confrontando gli emendamenti presentati dai parlamentari con i testi elaborati dall’ANIA, si rileva che diversi di essi riprendono parola per parola le proposte della lobby. Un microfono rimasto aperto coglie persino il senatore Michel Raison, strenuo oppositore del Nutri-Score e, peraltro, produttore di formaggi, mentre conversa in evidente sintonia con l’ANIA72.

A fare da tramite contro Yuka è un altro organismo ufficiale: il Consiglio nazionale dei consumatori (CNC). Il suo parere sulle applicazioni che esprimono valutazioni sui prodotti, adottato alla fine del 2023, chiede loro “maggiore trasparenza” e un “approccio più scientifico”73. Ma, tra i tre relatori incaricati di redigere il parere, due rappresentano interessi direttamente coinvolti dalle valutazioni di Yuka: Sandrine Blanchemanche per l’ANIA e Xavier Guéant per la FEBEA. In altre parole, le federazioni i cui prodotti ricevono spesso valutazioni negative da Yuka hanno contribuito in modo significativo alla stesura del parere destinato a regolamentare proprio le applicazioni che li valutano. Questo parere viene regolarmente esibito come una sorta di avallo ufficiale alla tesi secondo cui “Yuka manca di trasparenza”, nonostante siano pubblici il metodo di valutazione dell’applicazione, i criteri utilizzati per valutare le sostanze controverse e persino il suo bilancio contabile.

Tattica 4: Spostare il dibattito su un altro piano

Anziché discutere della composizione dei prodotti e dei loro effetti sulla salute, gli oppositori del Nutri-score cercano di spostare l’attenzione su temi maggiormente in grado di suscitare consenso e mobilitare l’opinione pubblica: il territorio, la tradizione, l’occupazione, la sicurezza alimentare. Temi che, di per sé, sono tutt’altro che illegittimi, ma che in questo caso servono a schivare l’unica questione davvero centrale: il consumatore ha diritto a ricevere informazioni chiare su ciò che acquista?

Fare leva sul territorio e sulla tradizione

Contro il Nutri-Score torna continuamente lo stesso argomento: il logo minaccerebbe alcuni dei prodotti simbolo del patrimonio gastronomico francese (Roquefort, foie gras, rillettes, Maroilles), penalizzandone la reputazione.

Questa posizione è arrivata persino a tradursi in proposte di legge. Nel dicembre 2022, il deputato Vincent Descoeur (Les Républicains, eletto nel Cantal, territorio noto per la produzione di formaggi), insieme ad altri 46 parlamentari, ha chiesto di esentare i prodotti DOP e IGP dal Nutri-Score, giudicato “inadeguato” ed “estremamente penalizzante” per i formaggi, di cui “oltre il 90%” sarebbe classificato nelle categorie D o E. Nell’aprile 2025, una proposta analoga è stata presentata al Senato da Jean-Claude Anglars (senatore dell’Aveyron, territorio di produzione del Roquefort) e Jean-François Longeot (senatore del Doubs, territorio noto per numerosi formaggi e salumi DOP/IGP), per esentare a loro volta i prodotti DOP/IGP e Label Rouge, i prodotti agricoli locali, i prodotti non trasformati e le specialità tradizionali75.

I dati, tuttavia, smentiscono questo timore. Su 310 prodotti tradizionali analizzati dall’associazione di consumatori francese Que Choisir Ensemble, il 62% ottiene un punteggio A, B o C; le categorie D ed E riguardano soprattutto formaggi e salumi, ricchi di grassi saturi e sale76.

La Confédération Générale du Roquefort arriva persino a definire il Nutri-Score uno “strumento ingannevole”77. Ma non è solo perché un prodotto è tradizionale e fa parte del patrimonio gastronomico che si deve tacere sulla sua composizione nutrizionale.

Dietro questa battaglia dei piccoli produttori si nascondono tre grandi gruppi industriali (Lactalis, Savencia e Sodiaal), che da soli controllano oltre il 95% della produzione di Roquefort. Lactalis, il principale produttore mondiale di latticini, ne produce da solo quasi l’80%78. Inoltre, il presidente della Confédération générale des producteurs de lait de brebis et des industriels de Roquefort (CGPLBIR), Hugues Meaudre, che ha lanciato la campagna contro il Nutri-Score, non è altri che il direttore generale di Lactalis AOP & Terroirs79,80. Oltre al Roquefort, questi gruppi commercializzano anche numerosi altri formaggi, oltre a creme dessert che spesso ottengono una valutazione poco favorevole.

Questo argomento, basato sulla difesa del patrimonio gastronomico, viene perfino ripreso da alcuni ministri. Interrogata al Senato sull’“inadeguatezza” del Nutri-Score rispetto ai prodotti tradizionali, la ministra dell’Agricoltura Annie Genevard ha difeso il Roquefort, il Comté e “i pregiati salumi francesi”, elogiandone il carattere “straordinario”. Un intervento che alimenta la confusione tra la qualità gastronomica o legata al patrimonio e la qualità nutrizionale81.

Lo stesso argomento viene utilizzato contro Yuka a proposito dei nitriti. Il settore dei salumi fa leva sul legame con il territorio, ma anche sull’occupazione: eliminare i nitriti, sostiene, metterebbe a rischio i piccoli produttori, che non sarebbero in grado di sostenere i costi necessari per riformulare i prodotti82. Ma anche in questo caso, l’immagine dell’artigiano regge male alla prova dei fatti: nel 2023, il 4% delle aziende del settore realizza il 45% del fatturato. E nella grande distribuzione, i marchi dei distributori, Herta e Fleury Michon rappresentano da soli quasi i tre quarti delle vendite83.

Fare leva sulla paura del botulismo

Il settore dei salumi non si limita a fare leva sul legame con il territorio e sull’occupazione: nel dibattito sui nitriti, punta anche sulla paura del botulismo. Yuka segnala i nitriti per il rischio di cancro a essi associato, poiché questi additivi ingeriti sono classificati come “probabilmente cancerogeni” (gruppo 2A) dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro84. Anziché controbattere sul tema, la lobby dei salumi sposta l’attenzione su un pericolo completamente diverso, di natura microbiologica: il ruolo protettivo dei nitriti contro il botulismo e la salmonellosi. In questo modo, si smette di parlare dei rischi legati ai nitriti per concentrarsi sulla loro funzione protettiva. La FICT ha fatto di questo argomento persino un elemento cardine della propria comunicazione, creando un sito dedicato, info-nitrites.fr, nel quale il botulismo occupa un posto centrale85,86. Il presidente della FICT, Bernard Vallat, riassume così la sua posizione di fronte alla stampa: “esiste un rischio sanitario che l’app non prende in considerazione”87. Eppure, i casi di botulismo alimentare registrati in Francia negli ultimi anni sono prevalentemente legati a salumi e carni lavorate preparati in ambito familiare o artigianale, e non a prodotti industriali controllati88. Evocando il botulismo, una malattia grave ma molto rara, il settore dei salumi finisce così per non affrontare la questione dei rischi cancerogeni associati ai nitriti che aggiunge ai propri prodotti.

Tattica 5: Moltiplicare i procedimenti per indebolire chi allerta

Alcuni oppositori non si limitano agli argomenti, ma passano direttamente alle vie legali. L’obiettivo non è soltanto vincere la causa, ma far gravare su chi allerta un rischio finanziario, giuridico e reputazionale abbastanza pesante da indebolirlo e distoglierlo dalla propria missione. È questo il principio alla base delle azioni legali di natura intimidatoria.

Una guerriglia giudiziaria contro Yuka

È uno degli episodi più significativi e più difficili della storia di Yuka89. A partire dal 2020, l’applicazione deve affrontare un’ondata di procedimenti giudiziari promossi dalla lobby francese dei salumi industriali, la FICT, che riunisce circa 300 aziende del settore, tra cui Herta, Fleury Michon, Aoste e Madrange.

La FICT passa all’attacco a nome dell’intero settore. A innescare l’offensiva è il fatto che Yuka assegni un punteggio molto basso a salumi e carni lavorate contenenti nitriti e rimandi a una petizione, lanciata insieme a Foodwatch e alla Ligue contre le cancer, che chiede il divieto di questi additivi90. La federazione diffida Yuka già nell’ottobre 2020, per poi citarla in giudizio nel gennaio 2021 davanti al Tribunale di commercio di Parigi, accusandola di pratiche commerciali sleali e ingannevoli e di denigrazione91.

Poi passano all’attacco anche due aziende aderenti alla federazione: ABC Industrie e Le Mont de la Coste, entrambe controllate da Antoine d’Espous, vicepresidente della FICT. I tre procedimenti sono affidati allo stesso studio legale92. CNon si tratta quindi di controversie indipendenti, ma di una strategia comune, presentata in tribunale come la difesa di “piccole imprese locali”.

A confermare che si trattasse di un’azione coordinata è la stessa magistratura. Nel novembre 2020, il comitato direttivo della FICT mette a disposizione delle aziende aderenti un modello di lettera di diffida da inviare a Yuka. Il risultato è eloquente: tredici aziende inviano una diffida identica e tre di loro arrivano fino a citare l’app in giudizio. In una sentenza dell’8 ottobre 2025, la Corte d’appello di Parigi rileva questa serie di lettere e citazioni in giudizio pressoché identiche e vi riconosce una “strategia identica e coordinata”, volta a mettere in difficoltà Yuka e a “far cessare qualsiasi campagna di informazione sui possibili rischi legati all’uso dei nitriti nei salumi e nelle carni lavorate”93.

La posta in gioco era alta dal punto di vista finanziario: nelle tre cause, le richieste di risarcimento danni superavano complessivamente 1,4 milioni di euro, a fronte di un utile netto annuo che, all’epoca, si aggirava intorno ai 20.000 euro. Alla fine, Yuka ha vinto in appello in tutti e tre i procedimenti.

Ma la battaglia è durata quasi tre anni ed è costata all’azienda circa 500.000 euro. Yuka ha resistito anche grazie ai suoi utenti, che hanno contribuito a una raccolta fondi per finanziare la sua difesa94.

La raccolta fondi lanciata da Yuka sulla piattaforma Leetchi dopo le condanne del 2021
ha raccolto quasi 400.000 euro grazie al contributo di circa 20.000 sostenitori,
consentendo all’applicazione di finanziare la propria difesa.

Il Nutri-Score sotto pressione

Il Nutri-Score non è un’azienda che si possa citare in giudizio, ma è comunque sottoposto a una forma simile di pressione intimidatoria. Nel giugno 2016, mentre il gruppo di ricerca di Serge Hercberg stava valutando l’efficacia del logo, l’ANIA e la grande distribuzione hanno scritto al ministro dell’Agricoltura, Stéphane Le Foll, per chiedergli di “porre fine” ai lavori del laboratorio del professor Hercberg. La lettera, datata 22 giugno 2016, è stata resa pubblica da Mediapart95,96. A volte l’intimidazione assume forme ancora più dirette. Durante un dibattito pubblico, Serge Hercberg, allora presidente del PNNS, Programma nazionale francese per la nutrizione e la salute, racconta di essere stato minacciato dall’allora presidente dell’ANIA: “Se continua a parlare di queste cose, chiamo il ministro e lei verrà immediatamente sollevato dall’incarico”.

Più recentemente, un’azienda del settore ha contestato il Nutri-score davanti alla giustizia. Nel marzo 2025, la Francia ha adottato con un decreto una versione aggiornata del Nutri-Score, il cui algoritmo è stato rivisto da un comitato scientifico europeo e che introduce criteri più severi per diversi prodotti, tra cui alcune bevande a base di latte. Lactalis, il principale produttore mondiale di latte e latticini e da tempo contrario al Nutri-Score, nel settembre 2025 ha impugnato quindi davanti al Consiglio di Stato il decreto e il principio stesso del Nutri-Score97. Il Consiglio di Stato ha respinto le argomentazioni di Lactalis che mettevano in dubbio la legittimità scientifica del Nutri-Score: secondo i giudici, nulla dimostra che il Nutri-Score “non sia obiettivo, abbia carattere discriminatorio o possa indurre il consumatore in errore”. Su una questione di diritto, tuttavia, il Consiglio di Stato rinvia il procedimento alla Corte di giustizia dell’Unione europea, chiamandola a pronunciarsi sulla compatibilità del logo con alcune disposizioni del regolamento europeo del 2011, noto come regolamento “INCO”, relativo all’informazione dei consumatori98.

La questione va ben oltre il caso Lactalis: la Corte di giustizia dell’Unione europea dovrà stabilire se uno Stato possa raccomandare un sistema di etichettatura nutrizionale semplificato e a colori. Se la risposta sarà negativa, il Nutri-Score rischierebbe di perdere la propria base giuridica.

Uno strumento riconosciuto a livello mondiale

Questa strategia giudiziaria non è affatto un fenomeno circoscritto alla Francia: si ritrova in diversi Paesi ed è stata documentata, tra l’altro, da una rassegna pubblicata su The Lancet nel 2025. In Messico, dopo l’introduzione nel 2020 di un sistema di etichettatura con avvertenze (contrassegni neri che segnalano un eccesso di zuccheri, sale o grassi saturi), l’industria ha presentato decine di ricorsi per incostituzionalità, promossi da gruppi come Coca-Cola e Bimbo99. Nel 2024, la Corte Suprema del Messico ha respinto i ricorsi e confermato la validità del sistema di etichettatura100.

Bernard Vallat: lo stesso uomo dietro gli attacchi al Nutri-Score e a Yuka

Bernard Vallat
© Bloomberg / Getty Images

La figura di Bernard Vallat collega le due vicende. Il suo percorso mostra come gli attacchi al Nutri-Score e a Yuka non siano battaglie separate, ma provengano dallo stesso ambiente. Ex alto funzionario del Ministero dell’Agricoltura, Vallat presiede il Consiglio nazionale dell’alimentazione dal 2009 al 2016 e nel 2015 firma una lettera ostile al Nutri-Score, a nome di questo organismo pubblico, senza averne consultato i membri. Diventa poi presidente della FICT (2017-2023), la federazione che nel 2020 porta Yuka in tribunale per la questione dei nitriti. Durante la sua audizione all’Assemblea nazionale, nel marzo 2020, ha riconosciuto che i nitriti sono responsabili di almeno 1.200 casi di tumore del colon-retto all’anno in Francia101.

Tattica 6: Alimentare il dubbio per screditare la scienza quando ostacola gli interessi economici

Un’altra strategia utilizzata quando la scienza risulta scomoda consiste nel confondere il dibattito producendo una sorta di “contro-scienza”. Non ci si limita quindi a confutare in modo semplicistico gli studi che risultano sgraditi, ma si producono altre ricerche che giungono a conclusioni favorevoli agli interessi dell’industria, dando così l’impressione che il dibattito sia ancora aperto. Spesso è sufficiente alimentare il dubbio: l’incertezza può indurre i decisori politici a prendere tempo e le persone a credere che “i pareri siano ancora discordanti”.

Una scienza su commissione contro il Nutri-Score

Uno studio pubblicato su BMJ Global Health nel 2023 ha analizzato 134 pubblicazioni riguardanti il Nutri-Score, evidenziando che uno studio finanziato dall’industria agroalimentare o i cui autori dichiaravano un conflitto di interessi aveva una probabilità 21 volte maggiore di esprimere una posizione sfavorevole al Nutri-Score102. Inoltre, alcuni dei lavori contrari al Nutri-Score non presentano dati nuovi. Si tratta piuttosto di articoli di opinione che rileggono in chiave critica studi già pubblicati. Non dimostrano nulla; contribuiscono soltanto ad alimentare il fronte del “contro”.

Lo stesso studio individua tre organizzazioni particolarmente coinvolte in questi finanziamenti: la Dutch Dairy Association, che riunisce le aziende dell’industria lattiero-casearia olandese, tra cui Lactalis attraverso la sua filiale Leerdammer; Federalimentare, la federazione italiana dell’industria alimentare, alla quale aderisce, tra le altre, Ferrero; e la Nutrition Foundation of Italy, sostenuta da diciotto aziende produttrici. Siamo ben lontani da un dibattito scientifico spontaneo: si tratta piuttosto di una contro-scienza sostenuta da interessi economici.

Come abbiamo visto nella tattica 2, la sperimentazione ufficiale incaricata di confrontare i diversi sistemi di etichettatura nutrizionale ha consentito all’industria di guadagnare tempo. Ma ha anche evidenziato l’influenza dell’industria stessa sulla ricerca scientifica: la supervisione del progetto non fu affidata a ricercatori indipendenti, bensì a un comitato ampiamente controllato dall’industria. Il comitato era copresieduto dal responsabile del Fondo francese per l’alimentazione e la salute, un organismo finanziato dai grandi gruppi dell’industria agroalimentare, e comprendeva rappresentanti dell’ANIA e della grande distribuzione. Serge Hercberg, ideatore del Nutri-Score, ne era invece stato escluso. Diversi ricercatori denunciarono la mancanza di imparzialità del comitato103. Dopo che la stampa rese pubblica la vicenda, nel 2016, il protocollo fu in parte modificato prima dell’avvio della sperimentazione. Quest’ultima confermò poi che il Nutri-Score era il sistema di etichettatura più efficace.

Un rapporto di comodo sui nitriti

La fabbrica del dubbio non ha sempre bisogno di numeri. Sui nitriti, è bastato un solo rapporto. Nel novembre 2020, l’Académie d’agriculture de France pubblica un rapporto secondo cui il legame tra nitriti e cancro non sarebbe formalmente dimostrato, sottolineando al contempo il loro ruolo protettivo contro il botulismo104. Ma l’Académie d’agriculture è una società scientifica dedicata all’agricoltura e all’alimentazione, senza una competenza specifica in oncologia: il suo nome può rassicurare, ma non ne fa un’autorità sanitaria. Il contenuto di questo rapporto è stato inoltre contestato. La commissione parlamentare incaricata di esaminare la questione dei nitriti ne ha messo in discussione l’imparzialità: diversi autori dello studio avevano legami con l’industria dei salumi e gli esperti consultati appartenevano in gran parte alla filiera dei salumi e della carne suina (come l’IFIP o la FICT); inoltre, nessun oncologo ha preso parte ai lavori105.

È però in tribunale che questo rapporto ha avuto il peso maggiore. Davanti ai primi giudici chiamati a pronunciarsi ad Aix-en-Provence, in seguito alla causa intentata dall’azienda di salumi ABC Industrie, alcuni degli studi internazionali citati da Yuka (numerosi, ma redatti in inglese e molto tecnici) sono stati esclusi. Al contrario, il rapporto dell’Académie d’agriculture de France, scritto in francese, relativamente breve e dall’aspetto ufficiale, è stato considerato una fonte con lo stesso livello di evidenza scientifica dei rapporti dell’ANSES o dell’EFSA106. Alimentare il dubbio consiste dunque anche nel produrre studi alternativi facili da contrapporre, tanto nei media quanto davanti a un giudice.

Finanziare il dubbio, una strategia mondiale

La strategia di alimentare il dubbio va ben oltre il Nutri-Score e Yuka: si tratta di una strategia globale dell’industria agroalimentare, largamente ispirata alle tecniche utilizzate in passato dalle lobby del tabacco e dell’alcol. Una revisione pubblicata su The Lancet nel 2025 lo conferma: gli studi scientifici sull’associazione tra bevande zuccherate e obesità avevano una probabilità cinque volte maggiore di non rilevare alcun legame tra i due quando erano finanziati dall’industria107

Il metodo non è nuovo. Negli anni Sessanta, l’industria dello zucchero finanziò segretamente alcuni ricercatori di Harvard affinché minimizzassero il legame tra zucchero e malattie cardiovascolari e spostassero l’attenzione sui grassi. La loro revisione, pubblicata nel 1967 senza indicare da chi fosse stata finanziata, influenzò per decenni le raccomandazioni nutrizionali. Il ruolo dell’industria venne reso pubblico soltanto nel 2016108.

Più recentemente, intorno al 2015, Coca-Cola finanziò il Global Energy Balance Network, una rete di ricercatori impegnata ad attribuire un ruolo centrale tra le cause dell’obesità all’attività fisica invece che all’alimentazione109. Nel 2015 il New York Times rivelò che dietro a questa rete c’era Coca-Cola, e il Global Energy Balance Network venne sciolto poco dopo.

Finanziare la ricerca per alimentare il dubbio è dunque, per l’industria, una strategia ampiamente collaudata.

Tattica 7: Trasformare lo Stato in uno strumento di lobbying

Esiste un livello estremo di lobbying: quello in cui uno Stato intero mette la propria diplomazia, le proprie leggi e persino la propria giustizia al servizio degli interessi dell’industria. L’Italia ne è diventata un esempio emblematico, al punto che alcuni ricercatori parlano di “lobbying di Stato”110. Poiché alcuni dei suoi prodotti più rappresentativi, come il parmigiano, il prosciutto di Parma e il gorgonzola, hanno ricevuto valutazioni negative, il governo italiano ha trasformato la difesa di questi prodotti in una vera e propria causa nazionale. L’Italia ha così applicato, su scala nazionale, tutte le tattiche descritte finora.

Fare campagna con gli argomenti delle lobby

Il primo fronte è quello interno, dove il dibattito è tutt’altro che spontaneo. Il gruppo di ricerca all’origine del Nutri-Score ha analizzato 93 articoli pubblicati dalla stampa italiana nel pieno della controversia, tra il 2019 e il 2020. Gli interlocutori più citati in questi articoli non sono medici, ricercatori o autorità sanitarie, ma due organizzazioni economiche: Coldiretti, la principale organizzazione sindacale degli agricoltori italiani, e Federalimentare, la federazione dell’industria alimentare italiana. I loro argomenti sono gli stessi, e sono tre: il Made in Italy sarebbe penalizzato; bisognerebbe valutare l’alimentazione nel suo complesso anziché giudicare ogni singolo prodotto; sarebbe preferibile educare il consumatore piuttosto che attribuire un punteggio ai prodotti. Esponenti politici e media li riprendono quasi parola per parola111.

Matteo Salvini è tra i primi a trasformare il Nutri-Score in un tema di campagna elettorale. Nel dicembre 2019, il leader della Lega, partito di estrema destra, è impegnato nella campagna elettorale in Emilia-Romagna, una delle regioni italiane più note per i suoi formaggi e salumi. In quell’occasione presenta l’etichetta nutrizionale come un’operazione di Bruxelles contro la dieta mediterranea e il Made in Italy112

La questione raggiunge poi i vertici dello Stato, accompagnata da errori piuttosto grossolani. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida diffonde infatti un manifesto che dovrebbe dimostrare come il Nutri-Score penalizzi i prodotti italiani e favorisca quelli ultraprocessati. Su otto esempi, però, sette sono sbagliati: la pasta viene classificata con una E, mentre in realtà è A; la Coca-Cola è indicata con una A, mentre ottiene una E; il vino viene presentato come un prodotto penalizzato, quando il Nutri-Score non si applica alle bevande alcoliche113.

Nel 2024, il governo di Giorgia Meloni si spinge ancora oltre: propone di modificare la Costituzione italiana. Il testo impegnerebbe lo Stato a tutelare i “prodotti simbolo dell’identità nazionale”, come il parmigiano e il prosciutto di Parma. Una revisione che lo stesso ministro dell’Agricoltura presenta come una barriera contro il Nutri-Score114.

Quanto alla difesa del territorio, c’è un’azienda che occupa una posizione particolare: la Ferrero, azienda produttrice della Nutella, classificata con una E dal Nutri-Score. Un esperto intervistato nello studio che abbiamo citato in precedenza descrive la Ferrero come il vero motore della coalizione anti-Nutri-Score, formata insieme a Federalimentare e Coldiretti. Questa alleanza ha lasciato una traccia concreta: un documento pubblicato a Bruxelles per opporsi all’idea stessa di attribuire un punteggio agli alimenti, redatto dall’istituto di ricerca Nomisma e finanziato dalla Ferrero115.

Seppellire l’etichetta europea proposta a Bruxelles

Il dibattito si sposta poi a Bruxelles. Nel 2020, la Commissione europea annuncia l’intenzione di introdurre un’unica etichetta nutrizionale, obbligatoria in tutta l’Unione europea. Il Nutri-Score, già adottato da diversi Paesi, appare come il principale candidato. Ma la reazione italiana non si fa attendere: nel settembre 2020, l’Italia e altri sei Paesi presentano ai ministri europei dell’Agricoltura un documento contrario alle etichette nutrizionali a colori116. La ministra italiana dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, sostiene in questo documento la necessità di un sistema che risparmi i prodotti a denominazione d’origine protetta e l’olio d’oliva.

La battaglia prosegue poi dietro le quinte, a Bruxelles. L’associazione Foodwatch e il Bureau européen des unions de consommateurs (BEUC) hanno ottenuto e pubblicato alcuni documenti interni della Commissione europea. Da questi documenti emerge che, nel 2022, i diplomatici italiani hanno tenuto una serie di incontri con la Commissione europea, affiancati da Federalimentare, la lobby dell’industria alimentare italiana117. Durante questi incontri, hanno sostenuto che il Nutri-Score “non si basa su solide evidenze scientifiche”. Alcuni degli argomenti avanzati sfiorano l’assurdo: secondo uno di essi, la cattiva valutazione dei prodotti a base di cacao avrebbe fatto diminuire le esportazioni dei Paesi produttori, provocando così un “aumento dell’immigrazione in Europa118. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la proposta di un’etichetta nutrizionale europea, attesa per la fine del 2022, non è mai stata presentata. E il progetto di introdurre un’etichetta obbligatoria a livello europeo è oggi in una fase di stallo119.

Imporre per decreto un’etichetta alternativa

Per contrastare il Nutri-Score a Bruxelles, l’Italia non può limitarsi a dire no: deve mettere sul tavolo un’alternativa. Il governo ricorre così a una tattica già utilizzata dall’industria (vedi tattica 2): creare un’etichetta alternativa, ma servendosi di uno strumento che nessuna organizzazione di categoria ha a disposizione: il decreto. Alla fine del 2020, quattro ministeri rendono così il NutrInform Battery l’etichetta nutrizionale ufficiale italiana, ancora prima della pubblicazione degli studi che avrebbero dovuto dimostrarne l’efficacia120.

Il NutrInform Battery, l’etichetta nutrizionale resa obbligatoria
per decreto dallo Stato italiano alla fine del 2020. Rappresentata sotto forma di batterie,
indica la percentuale del fabbisogno giornaliero apportata da una porzione
la cui dimensione è stabilita direttamente dai produttori.

Questa etichetta si presenta come una batteria del telefono. Non attribuisce né un punteggio né un colore, ma indica semplicemente l’apporto di calorie, grassi, zuccheri e sale di una porzione di prodotto, espresso come percentuale del fabbisogno giornaliero. Ci sono però due problemi: questi valori sono difficili da interpretare e la dimensione delle porzioni è stabilita direttamente dai produttori, a cui conviene ridurla per mostrare valori più favorevoli. Gli studi confermano che questa etichetta è meno comprensibile del Nutri-Score, anche per i consumatori italiani121. Ma la sua efficacia conta poco. Per l’Italia, il NutrInform Battery serve soprattutto come strumento nelle trattative europee: consente al Paese di sostenere che esiste un’alternativa al Nutri-Score. Sugli scaffali, invece, è stato adottato quasi esclusivamente da Ferrero. Per il resto, è rimasto pressoché invisibile. 

Mobilitare l’autorità garante della concorrenza

Persino l’autorità italiana garante della concorrenza, l’AGCM, viene mobilitata dalle lobby nella battaglia contro il Nutri-Score. Il 5 novembre 2021 apre sei procedimenti nello stesso giorno: cinque contro dei distributori, tra cui Carrefour, che riportavano il Nutri-Score sui prodotti venduti in Italia, e uno contro Yuka, lanciata in Italia l’anno precedente122. All’origine del procedimento contro l’applicazione c’è una segnalazione di Confagricoltura, una delle principali organizzazioni di rappresentanza delle imprese agricole, attiva anche nella tutela degli interessi delle filiere dei salumi e dei formaggi123.

Per Yuka, il procedimento si conclude nel luglio 2022 senza che venga accertata alcuna violazione; l’applicazione si impegna semplicemente a spiegare meglio il proprio metodo124. Per il Nutri-Score, invece, le conseguenze sono più rilevanti: Carrefour accetta di rimuovere l’etichetta dai prodotti italiani a denominazione protetta e dalle specialità gastronomiche vendute nel Paese125. Confagricoltura celebra la vittoria in un comunicato dal titolo eloquente: “Come abbiamo sconfitto il Nutri-Score”126.

Una campagna politica e mediatica contro Yuka

Nel marzo 2026, l’applicazione torna nel mirino. Mirco Carloni, deputato della Lega, presiede la Commissione Agricoltura della Camera dei deputati. Chiede pubblicamente al governo di intervenire contro un’applicazione “antiscientifica” che, a suo dire, minaccerebbe il Made in Italy127.

La stampa segue a ruota. Nel giro di dieci giorni, tre importanti quotidiani nazionali (Il Giornale, Il Sole 24 Ore e Libero), rilanciano l’iniziativa del deputato Carloni, riproponendo esattamente le stesse critiche contro Yuka e gli stessi esempi128-130. Il parmigiano, il prosciutto di Parma, la mortadella e l’aceto balsamico di Modena riceverebbero valutazioni negative nonostante la loro denominazione protetta. Inoltre, valutare i prodotti sulla base di 100 grammi sarebbe fuorviante per alimenti che vengono consumati in piccole quantità. Sul Sole 24 Ore, quotidiano economico di riferimento, il ministro dell’Agricoltura rincara la dose: l’algoritmo di Yuka sarebbe “completamente sbagliato”.

L’offensiva arriva infine al Parlamento europeo. Il 30 marzo 2026, l’eurodeputata Silvia Sardone, anch’essa esponente della Lega e da anni molto attiva nella battaglia contro il Nutri-Score, presenta un’interrogazione scritta alla Commissione europea, che è tenuta in linea di principio a rispondere ufficialmente. Chiede se siano state valutate le basi scientifiche delle applicazioni che attribuiscono un punteggio agli alimenti, se siano stati misurati i loro effetti sulla concorrenza e quali iniziative siano state adottate per “proteggere” i prodotti tradizionali che queste applicazioni penalizzerebbero. L’obiettivo è chiaro: spingere l’Unione europea a intervenire direttamente contro queste applicazioni131. E gli argomenti sono, parola per parola, quelli utilizzati contro il Nutri-Score fin dal 2019.

Conclusione

Dalla prima offensiva contro il Nutri-Score nel 2014 fino all’interrogazione scritta presentata al Parlamento europeo nel 2026, il repertorio delle lobby non è cambiato: screditare, confondere, agire nell’ombra, spostare il terreno del dibattito, portare la questione sul piano giudiziario, alimentare il dubbio, fino ad arrivare a mobilitare un intero Stato. Tattiche affinate prima dall’industria del tabacco e poi da quella dello zucchero, e che hanno un costo anche quando falliscono: tre anni di procedimenti giudiziari e quasi 500.000 euro per Yuka, mesi di ritardo per il Nutri-Score e un’etichetta nutrizionale europea ancora oggi in stallo. Per essere efficace, il lobbying non deve necessariamente vincere: gli basta guadagnare tempo.

Eppure, in sostanza, queste strategie hanno fallito, grazie alla solidità delle evidenze scientifiche e al sostegno dei cittadini. L’articolo nasce proprio con questo obiettivo: descrivere queste tattiche per imparare a riconoscerle. Perché conoscerle è già un primo passo per ridurne il potere.

Fonti

  • ¹ Baker P. et al., The Lancet, 2025. https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(25)01567-3/fulltext
  • ² Rapport Hercberg, novembre 2013. https://sante.gouv.fr/IMG/pdf/rapport_Hercberg_15_11_2013.pdf
  • ³ ANIA, communiqué du 24 août 2015. https://www.ania.net/alimentation-sante/cp-non-a-un-dispositif-detiquetage-nutritionnel-simpliste-base-sur-un-code-couleur
  • ⁴ Serge Hercberg, séminaire au Collège de France, 2022-2023. https://www.college-de-france.fr/sites/default/files/media/document/2024-02/Touvier_2022-2023_Seminaire_Serge-Hercberg.pdf
  • ⁵ Process Alimentaire, avril 2014. https://www.processalimentaire.com/ingredients/l-ania-opposee-a-une-note-nutritionnelle-sur-les-packagings
  • ⁶ Process Alimentaire, juin 2014. https://www.processalimentaire.com/vie-des-iaa/codes-couleur-information-ou-consigne-de-choix
  • ⁷ Les Marchés, septembre 2014. https://www.reussir.fr/lesmarches/etiquetage-nutritionnel-loption-volontaire
  • ⁸ Process Alimentaire, mars 2015. https://www.processalimentaire.com/flash-iaa/ania-les-5-arguments-clefs-contre-le-scoring-nutritionnel
  • ⁹ CB News, février 2015. https://www.cbnews.fr/marques/etiquetage-ania-se-mefie-medicalisation
  • ¹⁰ Pourquoi Docteur, mars 2015. https://www.pourquoidocteur.fr/Articles/Question-d-actu/10107-Etiquetage-nutritionnel-la-grande-distribution-riposte
  • ¹¹ La Tribune, octobre 2015. https://www.latribune.fr/entreprises-finance/services/distribution/les-distributeurs-defendent-leur-etiquetage-nutritionnel-sans-feu-rouge-517631.html
  • ¹² Mathilde Touvier, cours au Collège de France, 2022-2023. https://www.college-de-france.fr/fr/agenda/cours/prevention-nutritionnelle-des-maladies-chroniques-de-la-recherche-action-de-sante-publique/nutri-score-le-logo-nutritionnel-simplifie-et-valide-pour-guider-les-consommateurs-vers-des-choix
  • ¹³ Donnenfeld M. et al., British Journal of Nutrition, 2015. https://doi.org/10.1017/S0007114515003384
  • ¹⁴ Adriouch S. et al., European Journal of Preventive Cardiology, 2016. https://doi.org/10.1177/2047487316640659
  • ¹⁵ Julia C. et al., Preventive Medicine, 2015. https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0091743515002741
  • ¹⁶ Gómez-Donoso C. et al., Clinical Nutrition, 2021. https://doi.org/10.1016/j.clnu.2020.07.008
  • ¹⁷ Deschasaux M. et al., PLOS Medicine, 2018. https://doi.org/10.1371/journal.pmed.1002651
  • ¹⁸ Deschasaux M. et al., BMJ, 2020. https://doi.org/10.1136/bmj.m3173
  • ¹⁹ Deschasaux-Tanguy M. et al., The Lancet Regional Health – Europe, 2024. https://www.thelancet.com/journals/lanepe/article/PIIS2666-7762(24)00173-X/fulltext
  • ²⁰ Blog Nutri-Score, bibliographie des études sur le Nutri-Score. https://nutriscore.blog/2022/09/23/bibliography-references/
  • ²¹ Swissmilk, communiqué, octobre 2021. https://www.swissmilk.ch/fr/producteurs-de-lait/medias/psl-actuel/nutri-score-une-reponse-simpliste-a-une-question-complexe/
  • ²² Europe 1, octobre 2021. https://www.europe1.fr/societe/nutri-score-vise-par-un-classement-defavorable-le-roquefort-demande-a-etre-exempte-4070995
  • ²³ Novethic, décembre 2018. https://www.novethic.fr/actualite/social/consommation/isr-rse/face-a-l-influence-de-yuka-les-industriels-et-distributeurs-contre-attaquent-146661.html
  • ²⁴ Cour d'appel de Paris, juin 2023 (n° RG 21/11775). https://justice.pappers.fr/decision/8c3a85ced271ed234de169c31ed3702e07436eac
  • ²⁵ Serge Hercberg, séminaire au Collège de France, 2022-2023. https://www.college-de-france.fr/sites/default/files/media/document/2024-02/Touvier_2022-2023_Seminaire_Serge-Hercberg.pdf
  • ²⁶ Courrier de l’ANIA à Marisol Touraine, 25 septembre 2015. https://yuka.d.pr/f/NNEjrl
  • ²⁷ Mail interne ANIA, position commune sur l’article 5, 23 février 2015. https://yuka.d.pr/f/EliNcx
  • ²⁸ Serge Hercberg, Mange et tais-toi, HumenSciences, 2022.
  • ²⁹ Novethic, décembre 2018. https://www.novethic.fr/actualite/social/consommation/isr-rse/face-a-l-influence-de-yuka-les-industriels-et-distributeurs-contre-attaquent-146661.html
  • ³⁰ FEBEA, communiqué du 19 octobre 2018. https://www.febea.fr/presse/applications-cosmetiques-la-febea-appelle-a-la-transparence-a-la-rigueur-scientifique
  • ³¹ Le Canard enchaîné, 18 juin 2014. https://archives.lecanardenchaine.fr/annees/2014/liseuse-4886-678602d29de4b3c0?q=rillettes#p1
  • ³² Le Monde, 14 mars 2025: https://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2025/03/14/consensus-scientifique-blocage-politique-comprendre-le-debat-autour-du-nouveau-nutri-score_6580708_4355770.html?srsltid=AfmBOopvH_T_i-eqaRTETNWGxrfoMtX43sRgYvbSKY8-oQ_rjc0u3jHq
  • ³³ Compte rendu du comité directeur de la FICT, 24 novembre 2020 (signé Bernard Vallat, président).
  • ³⁴ Cour d’appel de Paris, arrêt FICT c. Yuka. https://www.courdecassation.fr/decision/6392dfe3d61f8005d4f3daa7
  • ³⁵ FICT, communiqué de presse, 27 mai 2021.https://yuka.d.pr/f/OdSPWq
  • ³⁶ Le monde, Le Monde, juin 2021. https://www.lemonde.fr/planete/article/2021/06/03/additifs-nitrites-l-application-yuka-condamnee-en-premiere-instance-face-a-la-federation-des-charcutiers_6082587_3244.html
  • ³⁷ Le Point, mai 2021. https://www.lepoint.fr/societe/l-application-yuka-denigre-les-charcutiers-traiteurs-juge-un-tribunal-28-05-2021-2428546_23.php
  • ³⁸ Konbini, mai 2021. https://www.konbini.com/techno/lappli-yuka-condamnee-par-la-justice-apres-lattaque-des-charcutiers-traiteurs/
  • ³⁹ Process Alimentaire, 2021. https://www.processalimentaire.com/vie-des-iaa/la-fict-fait-condamner-yuka-pour-denigrement-l-application-fait-appel
  • ⁴⁰ Linéaires, 2021. https://www.lineaires.com/les-produits/la-federation-des-industriels-charcutiers-obtient-gain-de-cause-face-a-yuka
  • ⁴¹ EconomieMatin, mai 2021. https://www.economiematin.fr/news-nitrites-federation-charcuterie-traiteur-yuka-justice-decision
  • ⁴² UFC-Que Choisir, mai 2021. https://www.quechoisir.org/actualite-nitrites-yuka-condamnee-pour-denigrement-des-charcutiers-n94788/
  • ⁴³ 60 Millions de consommateurs, juin 2021. https://www.60millions-mag.com/aliments-boissons/article/nitrites-dans-la-charcuterie-l-appli-yuka-condamnee-20210608/
  • ⁴⁴ Process Alimentaire, 2018. https://www.processalimentaire.com/ingredients/l-evolved-nutrition-label-etiquetage-sans-lendemain-35456
  • ⁴⁵ Egnell M. et al., Nutrients, 2018. https://doi.org/10.3390/nu10091268
  • ⁴⁶ Mathilde Touvier, Cours au Collège de France, 2022-2023. https://www.college-de-france.fr/sites/default/files/media/document/2023-06/Touvier%202022-2023%20%E2%80%93%20Cours%2030%20mai.pdf
  • ⁴⁷ European Heart Network, communiqué du 16 juin 2017. https://ehnheart.org/library/responses/ehn-statement-on-evolved-nutrition-labelling-scheme/
  • ⁴⁸ UFC-Que Choisir, novembre 2018. https://www.quechoisir.org/enquete-affichage-nutritionnel-quand-l-agroalimentaire-complote-n60541/
  • ⁴⁹ Ministère de la Santé, « L’évaluation en conditions réelles d’achat des systèmes d’information nutritionnelle ». https://sante.gouv.fr/prevention-en-sante/preserver-sa-sante/nutrition/nutri-score/article/l-evaluation-en-conditions-reelles-d-achat-des-systemes-d-information
  • ⁵⁰ Le Monde, septembre 2016. https://www.lemonde.fr/planete/article/2016/09/17/etiquetage-nutritionnel-une-etude-malgre-les-critiques_4999278_3244.html
  • ⁵¹ Terre-net (avec AFP), septembre 2016. https://www.terre-net.fr/actualite-agricole/economie-social/article/etude-sur-l-etiquetage-nutritionnel-le-pdg-de-l-inserm-demissionne-202-120747.html
  • ⁵² Pourquoi Docteur, « Étiquetage nutritionnel : une pétition dénonce des conflits d'intérêts ». https://www.pourquoidocteur.fr/Articles/Question-d-actu/17969-Etiquetage-nutritionnel-une-petition-denoncent-des-conflits-d-interets
  • ⁵³ LSA, 2016. https://www.lsa-conso.fr/evaluation-des-quatre-systemes-d-etiquetage-nutritionnel-la-methode,244869
  • ⁵⁴ France Info. https://www.franceinfo.fr/sante/alimentation/systeme-u-lance-son-application-qui-scanne-les-etiquettes-des-aliments-sans-vous-dire-s-ils-sont-bons-ou-mauvais_2930963.html
  • ⁵⁵ FEBEA, communiqué du 20 novembre 2020. https://www.febea.fr/presse/la-febea-lance-claire-application-innovante-decrypter-ingredients-produits-cosmetiques
  • ⁵⁶ L’Usine Nouvelle, novembre 2020. https://www.usinenouvelle.com/editorial/face-a-yuka-l-industrie-cosmetique-lance-son-appli-claire-pour-rassurer-sur-ses-ingredients.N1030784
  • ⁵⁷ FCD, communiqué du 16 mars 2016. https://www.fcd.fr/qui-sommes-nous/actualites-de-la-fcd/detail/67-enseignes-commerce-distribution-devoilent-leur-systeme-etiquetage-nutritionnel-simplifie-baptise/
  • ⁵⁸ Process Alimentaire, 10 avril 2026. https://www.processalimentaire.com/flash-iaa/etiquetage-nutritionnel-le-systeme-sens-de-la-grande-distribution-reste-dans-la-course
  • ⁵⁹ Parlement européen (EPRS), Front-of-pack nutrition labelling, 2020. https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2020/652028/EPRS_BRI(2020)652028_EN.pdf
  • ⁶⁰ Foodwatch, communiqué du 29 septembre 2021. https://www.foodwatch.org/fr/communiques-de-presse/2021/foodwatch-en-action-a-bruxelles-pour-denoncer-le-lobbying-de-fooddrinkeurope-oppose-au-nutri-score
  • ⁶¹ Réussir Lait, « Produits laitiers : le Cniel demande à faire évoluer le Nutri-Score ». https://www.reussir.fr/lait/produits-laitiers-le-cniel-demande-faire-evoluer-le-nutri-score
  • ⁶² Sénat, question écrite n° 22708, mai 2021. https://www.senat.fr/questions/base/2021/qSEQ210522708.html
  • ⁶³ Euranet Plus, « EU Nutri-Score labelling: An unpalatable option? », novembre 2020. https://euranetplus-inside.eu/eu-nutri-score-labelling-an-unpalatable-option/
  • ⁶⁴ Fiche HATVP de la FICT. https://www.hatvp.fr/fiche-organisation/?organisation=784357725
  • ⁶⁵ FIAB, février 2020. https://fiab.es/autocontrol-da-la-razon-a-fiab-en-su-reclamacion-contra-la-publicidad-de-yuka/
  • ⁶⁶ https://fiab.es/autocontrol-da-la-razon-a-fiab-en-su-reclamacion-contra-la-publicidad-de-yuka/
  • ⁶⁷ Profil et mandats de Javier López Zafra, Legal500. https://www.legal500.com/gc-powerlist/iberia-2018/javier-lopez-zafra/
  • ⁶⁸ Institut Rousseau, janvier 2026. https://institut-rousseau.fr/publications/lobbying-agroalimentaire-nutri-score
  • ⁶⁹ Lettre du CNA (Bernard Vallat) à Marisol Touraine, 20 mai 2015. https://yuka.d.pr/f/CIoPcg
  • ⁷⁰ Serge Hercberg, Mange et tais-toi, HumenSciences, 2022.
  • ⁷¹ Mail interne ANIA, propositions d’amendements sur les articles 4 et 5, mars 2015. https://yuka.d.pr/f/QGAbwS
  • ⁷² Cash Investigation, France 2, septembre 2016.
  • ⁷³ Avis du CNC, BOCCRF n° 2 du 5 février 2024. https://www.economie.gouv.fr/files/files/directions_services/dgccrf/boccrf/2024/BOCCRF-n2-05022024.pdf
  • ⁷⁴ Assemblée nationale, proposition de loi n° 650, décembre 2022. https://www.assemblee-nationale.fr/dyn/16/textes/l16b0650_proposition-loi.pdf
  • ⁷⁵ Sénat, proposition de loi n° 505, avril 2025. https://www.senat.fr/leg/exposes-des-motifs/ppl24-505-expose.html
  • ⁷⁶ UFC-Que Choisir, mai 2022. https://www.quechoisir.org/action-ufc-que-choisir-enquete-de-l-ufc-que-choisir-sur-les-aliments-traditionnels-le-nutri-score-meilleure-illustration-de-la-qualite-nutritionnelle-de-notre-patrimoine-culinaire-n100652/
  • ⁷⁷ Midi Libre, novembre 2024. https://www.midilibre.fr/2024/11/15/il-faut-arreter-avec-cet-outil-mensonger-face-au-nouveau-nutri-score-europeen-la-filiere-roquefort-ne-decolere-pas-12323222.php
  • ⁷⁸ Le Monde, juin 2025. https://www.lemonde.fr/economie/article/2025/06/07/derriere-les-100-ans-de-l-appellation-roquefort-la-mainmise-de-l-agro-industrie-et-une-erosion-des-ventes_6610954_3234.html?search-type=classic&ise_click_rank=1 l
  • ⁷⁹ Confédération générale de Roquefort, rapport d’activité 2023. https://www.roquefort.fr/wp-content/uploads/2024/07/CGR_RA2023_numerique_DEF.pdf
  • ⁸⁰ Web-agri (AFP), novembre 2022. https://www.web-agri.fr/politique-et-economie/article/222767/a-roquefort-un-fromage-ancestral-dans-l-oeil-de-l-agro-industrie
  • ⁸¹ Blog Nutri-Score, mars 2025. https://nutriscore.blog/2025/03/06/pour-la-ministre-de-lagriculture-les-aliments-quelle-considere-remarquables-ne-doivent-pas-etre-mal-classes-par-le-nutri-score-debunking/
  • ⁸² FICT, « Nitrites et charcuterie : où en est-on ? », octobre 2024. https://www.fict.fr/wp-content/uploads/2025/02/informations-nitrites.pdf
  • ⁸³ BASIC, étude sur la filière porc et charcuterie, octobre 2025. https://basic.coop/v2/content/uploads/2025/10/BASIC_Etude-Filiere-Porc_Rapport-Recherche_6-octobre-2025.pdf
  • ⁸⁴ CIRC, monographie vol. 94, 2010. https://publications.iarc.fr/Book-And-Report-Series/Iarc-Monographs-On-The-Identification-Of-Carcinogenic-Hazards-To-Humans/Ingested-Nitrate-And-Nitrite-And-Cyanobacterial-Peptide-Toxins-2010
  • ⁸⁵ La France Agricole, janvier 2022. https://www.lafranceagricole.fr/elevage/article/768600/les-industriels-de-la-charcuterie-saluent-le-vote-sur-les-nitrites
  • ⁸⁶ FICT, site info-nitrites.fr. https://info-nitrites.fr/ ; FICT, « Nitrites et charcuterie : où en est-on ? », octobre 2024. https://www.fict.fr/wp-content/uploads/2025/02/informations-nitrites.pdf
  • ⁸⁷ L’Usine Nouvelle, octobre 2020. https://www.usinenouvelle.com/editorial/les-industriels-de-la-charcuterie-en-guerre-contre-yuka.N1033334
  • ⁸⁸ Santé publique France, surveillance du botulisme. https://www.santepubliquefrance.fr/maladies-et-traumatismes/maladies-infectieuses-d-origine-alimentaire/botulisme
  • ⁸⁹ Vakita, vidéo « Yuka : comment le lobby de la charcuterie a failli avoir la peau de l’appli ». https://www.youtube.com/watch?v=XGsEtM2sde8
  • ⁹⁰ Foodwatch, pétition « Stop aux nitrites ajoutés dans notre alimentation ». https://www.foodwatch.org/fr/sinformer/nos-campagnes/alimentation-et-sante/additifs/petition-stop-aux-nitrites-ajoutes-dans-notre-alimentation
  • ⁹¹ Tribunal de commerce de Paris, jugement du 25 mai 2021. https://www.legalis.net/jurisprudences/tribunal-de-commerce-de-paris-1ere-ch-jugement-du-25-mai-2021/
  • ⁹² Marianne, juillet 2021. https://www.marianne.net/societe/sante/lobby-charcutier-vs-application-yuka-troisieme-round-judiciaire-a-aix-cette-fois-ci
  • ⁹³ Cour d’appel de Paris, arrêt du 8 octobre 2025. https://www.doctrine.fr/d/CA/Paris/2025/CAP4C71A4E569883A5D056B
  • ⁹⁴ Sud Ouest. https://www.sudouest.fr/economie/conso-distribution/nitrites-dans-les-charcuteries-condamnee-yuka-poursuit-son-combat-avec-une-cagnotte-en-ligne-6403739.php
  • ⁹⁵ Lettre ANIA-FCD à Stéphane Le Foll - 22 juin 2016. https://yuka.d.pr/f/Zrjdq7
  • ⁹⁶ Mediapart, septembre 2016. https://www.mediapart.fr/journal/economie/160916/des-chercheurs-pris-pour-cible-par-le-lobby-agroalimentaire
  • ⁹⁷ RSE Magazine, juin 2026. https://www.rse-magazine.com/nutri-score-lactalis-attaque-les-geants-reculent-le-modele-vacille/
  • ⁹⁸ Agri Mutuel (AFP), juin 2026. https://www.agri-mutuel.com/politique-economie/la-cour-de-justice-europeenne-va-se-pencher-sur-le-nutri-score-apres-une-requete-de-lactalis/
  • ⁹⁹ Baker P. et al., The Lancet, 2025. https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(25)01567-3/fulltext
  • ¹⁰⁰ The Advocacy Incubator, mai 2024. https://www.advocacyincubator.org/news/2024-05-13-the-mexican-supreme-court-of-justice-confirmed-the-constitutionality-of-front-of-package-warning-labeling-regulations
  • ¹⁰¹ Assemblée nationale, rapport d’information n° 3731 sur les sels nitrités, janvier 2021. https://www.assemblee-nationale.fr/dyn/15/rapports/cion-eco/l15b3731_rapport-information.pdf
  • ¹⁰² Besançon S. et al., BMJ Global Health, 2023. https://gh.bmj.com/content/8/5/e011720
  • ¹⁰³ Le Monde, juillet 2016. https://www.lemonde.fr/planete/article/2016/07/08/intoxication-agroalimentaire-au-ministere-de-la-sante_4966213_3244.html
  • ¹⁰⁴ Académie d’agriculture de France, rapport sur les additifs nitrés et les cancers colorectaux, novembre 2020. https://www.academie-agriculture.fr/publications/publications-academie/avis/rapport-du-groupe-de-travail-impacts-sur-les-cancers
  • ¹⁰⁵ Assemblée nationale, rapport d’information n° 3731 sur les sels nitrités, janvier 2021. https://www.assemblee-nationale.fr/dyn/15/rapports/cion-eco/l15b3731_rapport-information.pdf
  • ¹⁰⁶ Jugement du tribunal de commerce d'Aix-en-Provence, 13 septembre 2021. https://yuka.d.pr/f/vBJWbg
  • ¹⁰⁷ Baker P. et al., The Lancet, 2025. https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(25)01567-3/fulltext
  • ¹⁰⁸ Kearns C.E. et al., JAMA Internal Medicine, 2016. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5099084/
  • ¹⁰⁹ The New York Times, août 2015. https://archive.nytimes.com/well.blogs.nytimes.com/2015/08/09/coca-cola-funds-scientists-who-shift-blame-for-obesity-away-from-bad-diets/
  • ¹¹⁰ Fialon M. et al., International Journal of Health Policy and Management, 2022. https://doi.org/10.34172/ijhpm.2022.6127
  • ¹¹¹ Fialon M., Julia C. et al., International Journal of Health Policy and Management, 2022. https://www.ijhpm.com/article_4196.html
  • ¹¹² Blog Nutri-Score, décembre 2019. https://nutriscore.blog/2019/12/16/non-a-linstrumentalisation-politique-du-nutri-score-en-italie-par-monsieur-matteo-salvini-1-non-au-deni-de-la-science-et-de-la-sante-publique/
  • ¹¹³ Il Fatto Alimentare, mars 2023. https://ilfattoalimentare.it/nutri-score-ministro-lollobrigida-fake-news.html
  • ¹¹⁴ Il Fatto Alimentare, mai 2024. https://ilfattoalimentare.it/sovranita-alimentare-costituzione-nutri-score.html
  • ¹¹⁵ Great Italian Food Trade. https://www.greatitalianfoodtrade.it/fr/%C3%89tiquettes/nutriscore-ferrero-et-coldiretti-contre-tout-le-monde/
  • ¹¹⁶ Euractiv, septembre 2020. https://www.euractiv.fr/section/alimentation/news/sept-pays-de-lue-sopposent-au-systeme-detiquetage-des-aliments-nutri-score/
  • ¹¹⁷ BEUC, octobre 2023. https://blog.beuc.eu/food-label-ambush-how-intense-industry-lobbying-halted-eu-plans/
  • ¹¹⁸ Foodwatch, « Nutri-Score papers », 2024. https://www.foodwatch.org/fr/actualites/2024/nutri-score-papers-revelations-de-foodwatch-sur-les-agissements-des-lobbies-a-la-commission-europeenne
  • ¹¹⁹ Mediapart, décembre 2023. https://www.mediapart.fr/journal/international/301223/le-gastro-nationalisme-italien-met-un-coup-d-arret-au-nutri-score-en-europe
  • ¹²⁰ Ministère italien de la Santé, présentation du NutrInform Battery. https://www.salute.gov.it/new/it/tema/nutrizione/nutrinform-battery/
  • ¹²¹ Étude comparative Nutri-Score / NutrInform Battery, Nutrients, 2022. https://www.mdpi.com/2072-6643/14/17/3511
  • ¹²² AGCM, communiqué du 22 novembre 2021. https://www.agcm.it/media/comunicati-stampa/2021/11/PS12131-PS12183-PS12184-PS12185-PS12186-PS12187
  • ¹²³ AGCM, décision d’ouverture de la procédure PS12184, 5 novembre 2021, sur signalement de Confagricoltura du 27 juillet 2021 ; document en possession des auteurs.
  • ¹²⁴ AGCM, décision n° 30237, 25 juillet 2022. https://www.agcm.it/dotcmsdoc/bollettini/2022/28-22.pdf
  • ¹²⁵ Great Italian Food Trade, 2022. https://www.greatitalianfoodtrade.it/en/etichette/nutriscore-nessuna-condanna-di-carrefour-gs-interdis-dallantitrust/
  • ¹²⁶ Alimentando, 2022. https://www.alimentando.info/confagricoltura-come-abbiamo-sconfitto-il-nutriscore/
  • ¹²⁷ Communiqué de Mirco Carloni, 13 mars 2026 (Agenparl). https://agenparl.eu/2026/03/13/made-in-italy-mirco-carloni-lega-app-francese-yuka-minaccia-agroalimentare-italiano-depositata-interrogazione/
  • ¹²⁸ Il Giornale, mars 2026. https://www.ilgiornale.it/news/interni/made-italy-mirco-carloni-app-francese-yuka-minaccia-2638008.html
  • ¹²⁹ Il Sole 24 Ore, mars 2026. https://www.ilsole24ore.com/art/l-app-yuka-come-nutriscore-penalizza-l-agroalimentare-italiano-AIynzfzB
  • ¹³⁰ Libero, mars 2026. https://www.liberoquotidiano.it/news/scienze-tech/alimentazione-e-benessere/46930825/yuka-app-spesa-salutare-mortifica-cibi-made-italy/
  • ¹³¹ Question écrite de Silvia Sardone à la Commission européenne, 30 mars 2026. https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/P-10-2026-001322_EN.html

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

80 commenti

  1. Rocco

    Vi sosteniamo

    Rispondi
  2. Stefania

    Uso la vostra applicazione da diversi anni sia in Italia che all’ estero. Ho imparato a mangiare sano e a risparmiare, perché non tutto quello che costa caro è di buona qualità..Ho diffuso Yuka tra colleghi di lavoro amici e parenti perché siete una garanzia ..
    Grazie per il vostro impegno!!

    Rispondi
  3. Andrea

    Yuka è una app eccezionale.
    Grazie di esistere

    Rispondi
  4. Adriano

    Grazie. Avete la mia attenzione e la mia stima

    Rispondi
  5. Silvana

    Continuate così, finché Yuka esiste sono tutelata
    Grazie di cuore (e di salute!) per tutto quello che fate.

    Rispondi
  6. sandra

    uso moltissimo la vostra App per selezionare i miei acquisti al supermercato. grazie del lavoro che fate

    Rispondi
  7. Maria

    Grazie. Uso e userò sempre Yuka

    Rispondi
  8. Mattia

    A quella gentaglia non interessa se a voi verrà il diabete o il cancro, basta acquistare le loro schifezze o quelle che vendono i loro amici salumieri.
    Grazie Yuka per tutto.

    E alle prossime elezioni, sapete chi oggi sta remando contro la vostra salute, agite di conseguenza.

    Rispondi
  9. Alessandra

    Grazie per le informazioni esaustive. Uso molto YUKA che mi guida nella selezione degli acquisti.

    Rispondi
  10. Giovanni

    Da ormai diversi anni utilizzo Yuka che considero un’ aiuto importante nella scelta dei prodotti, è chiaro che l’industria agroalimentare non vede di buon occhio coloro i quali sollevano il velo di copertura delle loro malefatte. A questo proposito colgo l’occasione di pubblicizzare un libro molto interessante scritto da Christophe Brusset : ” Siete pazzi a mangiarlo” che riflette proprio la politica delle grandi aziende sul fatto di immettere sul mercato i prodotti per noi consumatori.

    Rispondi
  11. Giovanni

    Grazie per darci la possibilità di difenderci da questi criminali sostenuti da governi ancora più criminali perché la loro missione dovrebbe essere quella di tutelare i cittadini. Noi vi sosterremo sempre!

    Rispondi
  12. Antonella

    Grazie per il vostro impegno e lavoro, molto utile e interessante per noi, per le nostre scelte , grazie ancora delle vostre ricerche e informazioni dettagliate e trasparenti!

    Rispondi
  13. Raffaella

    VI STIMO!

    Rispondi
  14. Graziano

    Mi viene automatico leggere qualsiasi barcode anche di prodotti non agroalimentari e le sorprese non finiscono mai, grazie di esistere.

    Rispondi
  15. Pooya

    Avrete il mio massimo sostegno anche economico per combattere e continuare a sopravvivere contro queste lobby. Fateci sapere

    Rispondi
  16. Maria Patrizia Belloni

    Grazie per avermi inviato questo articolo.
    YUKA è il primo strumento che ho che abbiamo, per poterci difendere, fare scelte piú accurate e consapevoli, per me è veramente moto importante. Spero che riusciate sempre a fare il vostro, prezioso lavoro.
    Buon lavoro
    Patrizia

    Rispondi
  17. Paola Serra

    Sì uso molto la vostra app. Ho notato che su certi codici a barre non avete la possibilità di dare una valutazione. Da cosa dipende?

    Rispondi
  18. Renzo

    Non smetterò mai di consultarvi!!! Bravi per me siete l’unica fonte attendibile

    Rispondi
  19. Valeria

    Personalmente soffro la difficoltà di interpretare le etichette dei prodotti da me acquistati. Yuka ha saputo rispondere al mio bisogno con la semplicità che cercavo. Mangiare bene e sano è l’intersezione di due insiemi difficili da distinguere, così come per la cosmetica, ci mettiamo prodotti che ci fanno sentire più belli e a nostro agio a scapito della salute, ha senso? Posso scegliere qualcosa che appartiene ad entrambi i miei bisogni? Appagamento del gusto/estetica e salute.

    Rispondi
  20. Max

    Come tutte in tutte le battaglie della vita tra “buoni” e cattivi”… Se i buoni prendesserro coscenza e consapevolezza di essere di piu’… Ma molti molti molti di piu’… La festa per i cattivi finirebbe…
    Non mollate… Arriveremo a capirlo…
    Grazie

    Rispondi
  21. Adriano Conte

    Tutti noi consumatori dovremmo essere coscienti di quanto l’industria alimentare con la complicità incoscente e scellerata di governi che non tutelano in maniera sana la nostra salute .. non solo con la presenza sul mercato di prodotti alimentari pieni di additivi zuccheri conservanti pratiche di produzione indescrivibili , carni da allevamenti intensivi .. pieni di medicinali e antibiotici e prodotti che dovrebbero avere due tre ingredienti come una semplice brioche ma nelle etichette la lista degli ingredienti e lunga , a tutto ciò viene permesso anche attraverso l’industria del marketing e di pubblicizzare quotidianamente spot palesemente ingannevoli .. che tutti i giorni vediamo presentandoli come sani buoni e genuini .. e che tutti gli animali pascolano in benessere e in libertà e che è tutto come se fosse fatto a mano dalla mamma dalla nonna e che permettono il proliferare anche di ristoranti cui normalmente andiamo a mangiare pratiche non del tutto corrette con risultati spesso di scarsa igiene e prodotti e cibo di bassa qualità anche in ristoranti insospettabili con cuochi e camerieri improvvisati che costano poco , locali e localini che proliferano in ogni dove e la qualità e l’igiene non ha nessuna importanza .. nessun controllo .. tutto in nome del dio denaro e profitto… ma noi come tanti pecoroni paghiamo e andiamo via … svegliatevi tutti …ci avvelenano ogni giorno .. i governi e le istituzioni sono fatte da persone spesso mediocri e incapaci e sono incapaci di tutelarci veramente perché non si accorgono di nulla .. Yuka grazie di cuore per quello che fate dovremmo essere tutti grati a voi ragazzi e che grazie a voi abbiamo iniziato ad aprire un po gli occhi .. dovremmo essere tutti a disposizione ma non solo a parole ma anche sostenendoli di piu economicamente .. io sono a vostra disposizione
    Grazie Yuka , grazie ragazzi .

    Rispondi
  22. Francesco Lanfredi

    Pur condividendo molti spunti del lavoro di Yuka, sono in disaccordo sul tema del nutriscore: ridurre la complessità della lista ingredienti e della tabella nutrizionale di un prodotto ad un codice colore non è fornire un’informazione semplice e chiara al consumatore, bensì un’operazione semplicistica. Molti formaggi DOP verrebbero marchiati a fuoco da un rosso vivo, magari disincentivandone il consumo, solo per la demonizzazione della classificazione in rosso, quando basterebbe spiegare quali sono le dosi giornaliere consigliate. Tra questi formaggi vi potrebbe essere il Parmigiano Reggiano DOP, che con tre ingredienti (latte, sale, caglio) è una preziosa fonte di calcio e proteine di rapida assimilazione, un alimento consigliato per bambini, sportivi, adulti ed anziani. Ma la logica del Nutriscore, con colorazioni tra il carminio e l’arancio, lo metterebbe al pari di numerosi prodotti industriali con liste ingredienti sporche ed “enciclopediche”, zeppe di additivi e prodotti pericolosi. Quando uso lo scanner di Yuka, non mi fermo mai al rating iniziale, ma leggo tutte le informazoni disponibili per una valutazione complessiva. Personalmente credo che uno strumento come il nutriscore abbia maggior senso se applicato verso prodotti industriali ultra processati, ed in ogni caso ritengo sia sempre preferibile un’informazione più ricca ed approfondita rispetto ad un bollino che dispensa la “patente” di salubrità.

    Rispondi
    1. Pooya

      Qui che sbagli. Quel parmigiano reggiano dop non fa bene a nessuno né ai bambini né agli anziani. Non sono assimilabili quelle proteine del latte stagionato e aumentano SOLO l’apporto del sale e colesterolo a chi lo consuma. 100 gr consigliati è come consumare l’alcol oltre un certo limite rischi la patente ma non è che ti faccia bene se rispetti quel limite.

      Rispondi
  23. FRANCESCO

    Questo governo e i suoi esponenti in sede europea stanno dimostrando continuamente di essere contro il benessere comune e di avvallare unicamnete interessi economici. Peccato che non tutti si accorgano di questo e seguono “pecoronamente” quanto questi lobbisti, falsi continuano a predicare. D’altro canto la grande distribuzione non da certamente spazio ad una alimentazione sana e controllata relegando i prodotti più sani in porzioni di spazio sempre più ridotti e irriconoscibili.Le aziende produttrici troppo spesso si nascondono sotto falsi marchi BIO contribuendo ad alimentare sempre più confusione.

    Rispondi
  24. Annie

    Je n’arrive pas à le passer sur Facebook

    Rispondi
  25. Matteo

    Bravi, continuate così, noi vi sosteniamo ❤️

    Rispondi
  26. Edo

    👍👍👍👍👍👍👍👍👍👍👍

    Rispondi
  27. Maurizio

    Tenete duro! Siamo e saremo sempre con voi!

    Rispondi
  28. Angela

    Da quando uso yuka sono molto più tranquilla quando faccio la spesa, perché so che compro le cose migliori. Continuate così, il nostro sostegno ci sarà sempre. Vi ringraziamo per quello che fate e per
    le vostre battaglie

    Rispondi
  29. Anna Rita

    Grazie per tutto ciò che fate per la salute pubblica, seriamente minacciata e compromessa dal mettere al primo posto il profitto a scapito non solo della salute ma del benessere comune. Obiettivo è farci ammalare, guarire con i farmaci così aziende farmaceutiche e lobby varie aumentano i loro profitti. Che tristezza!!! Grazie mille sempre avanti!!!

    Rispondi
  30. Roberto

    Favorevole

    Rispondi
  31. Maura

    Grazie per il vostro lavoro. Io continuerò sempre con fiducia ad usare la vostra app.

    Rispondi
  32. Massimiliano

    Se necessario , contruibuiremo a sostenervi economicamente per continuare il vostro lavoro e affrontare tutte le cause legali.

    Rispondi
  33. Ric

    Continuate la lotta contro l’affarismo. Noi vi seguiremo sempre 😊

    Rispondi
  34. GCP

    Negli strumenti di condivisione non può essere presente solo Facebook. Se si vuole diffondere l’informazione in modo più efficace occorre inserire in automatico la possibilità di rilanciare sul maggior numero di piattaforme, un testo di sintesi con un link al testo completo.

    Rispondi
  35. Marin Vincenzo

    Utilizzo Yuka da anni e lo consiglio a tutti quando posso.
    Non mollate, siamo con voi !!!

    Rispondi
  36. Vincenzo piranio

    Buongiorno sono Italiano e conosco bene questo paese,vi do una sola definizione,esso è una nazione anticristo tra le prime al mondo ed andrà incontro ad un duro giudizio, apprezzo molto il vostro lavoro e vi sono grato, Dio YHWH Gesù Cristo vi benedica e vi protegga da questi seguaci del diavolo tali sono , l’albero si vede dai frutti

    Rispondi
  37. LOREDANA

    Io utilizzo yuka sempre che aiuta il cittadino sulla qualità’ del prodotto, le grandi marche devono vendere vendere vendere , i magazzini sono pieni e poi tutti si ammalano ovviamente , le farmacie guadagnano e finisce il ciclo. AIUTIAMO I CONTADINI E LE AZIENDE CHE PRODUCONO SANO.

    Rispondi
  38. Giorgio

    Articolo chiaro, dettagliato ed interessante che evidenzia i poteri occulti dietro l’industria agroalimentare.
    Nutrirsi meglio significa migliorare la propria salute ed avere minori costi sanitari per la comunità intera.
    Grazie per quello che fate e per come lo fate: con serietà, competenza e chiarezza.

    Rispondi
  39. Adriana

    In un mondo in cui spesso il marketing riesce a rendere straordinario ciò che straordinario non è, il vostro lavoro è prezioso. Andare oltre l’etichetta, verificare la sostanza e distinguere la vera qualità da quella semplicemente raccontata richiede competenza e coraggio. Complimenti, continuate così. 👋🏻

    Rispondi
  40. Maurizio

    Chi difende gli interessi delle lobby agroalimentari a discapito della salute pubblica e’ incommentabile. Grazie a chi,come Yuka,cerca di rendere consapevoli le scelte di ogni giorno

    Rispondi
  41. Patty

    Siete grandi! Continuate così! Grazie per tutto quello che fate per noi!

    Rispondi
  42. Branko Diederik

    l’educazione è sicuramente il primo baluardo contro la disinformazione e gli interessi economici indiscriminati. vi ringrazio di cuore per il vostro impegno a difendere la nostra salute. Questo non ha prezzo. Sappiate che sono moltissime le persone che vi seguono nell’ombra. Non li vedete ma ci sono !!
    Ammiro il vostro coraggio ! Siete sulla strada giusta e sono certo che un giorno verra riconosciuto. Per me avete già il NOBEL delle SALUTE PUBBLICA !!

    Rispondi
  43. Rossana

    Continuate ad informare,il vostro lavoro è prezioso perché si tratta della salute dei cittadini.

    Rispondi
  44. Margherita

    Non ce la faranno. Continuate così ❤️

    Rispondi
  45. Simonetta

    Il mondo sarebbe bello, ma ci sono persone “brutte”….grazie Yuka per esserci e salvaguardare la salute degli esseri umani….💚

    Rispondi
  46. Loredana

    Una storia che si ripete purtroppo. Sta a noi continuare a stare attenti a cosa mangiamo sostenendo yuka e azzerando la richiesta di tanti prodotti che sono solo zuccheri e veleni chimici.

    Rispondi
  47. GLORIA

    Utilizzo Yuka sempre e mi ha aiutato moltissimo , ho consigliato la vostra app ad amici e parenti
    Grazie e tenete duro!

    1
    Rispondi
  48. LEONARDO

    UNA COSA MOLTO IMPORTANTE E’ FAR CONOSCERE A PIU’ PERSONE POSSIBILI LA VOSTRA PREZIOSA PRESENZA, POI STA A LORO APRIRE GLI OCCHI E CAPIRE CHE DOBBIAMO ESSERE NOI STESSI A PRENDERCI CURA DELLA NOSTRA SALUTE. FA CHE IL CIBO SIA LA NOSTRA MEDICINA, PRIMA CHE LE MEDICINE SIANO IL NOSTRO CIBO.

    Rispondi
  49. Margherita

    Grazie per tutto quello che fate, avanti cosi

    Rispondi
  50. Gianmaria

    Bravissimi non mollate io cerco ogni volta di coinvolgere altre persone durante la mia spesa. Specie nei gelati.

    Rispondi
  51. Simona

    Molte persone con cui parlo, mettono in discussione la vostra indipendenza. Io continuo a difendervi e ad apprezzare il vostro enorme lavoro. Tenete duro! Non permettere alle lobby e alla politica corrotta, di fermare la giusta informazione

    Rispondi
  52. Elena

    Grazie! Grazie per questa dettagliata e molto interessante spiegazione. Purtroppo non sono sorpresa da quanto descritto nella vostra inchiesta perché la salute e il benessere delle persone sono l’ultimo dei pensieri, sono una vostra appasionata sostenitrice. Grazie!

    Rispondi
  53. Giuseppe

    Andate avanti

    Rispondi
  54. Manuel

    Grazie per l’informazione e per quello che fate nel nostro interesse. Se vi servono i soldi per difendervi in giudizio, chiedete e ognuno di noi, sè potrà, contribuirà. Ricordo a tutti di acquistare, se possibile, la versione a pagamento di Yuka

    Rispondi
  55. Stefano

    Continuate e teneteci informati anche sulla controinformazione lobbistica. Grazie ragazzi.

    Rispondi
  56. PAOLO

    Grazie Yuka…non mollate

    Rispondi
  57. Giuseppe

    Siamo bersaglio delle lobby e questo lo sappiamo, sta a noi boicottare tutti i prodotti di queste “grandi Marche”. Grazie a Yuka per il lavoro che fate.

    Rispondi
  58. Claudia Liuzzi

    Ulteriore conferma di quanto la salute dei consumatori valga zero x questi”signori”

    1
    Rispondi
  59. Renato

    Non mollate: siamo con voi!!

    Rispondi
  60. Maura Bianco

    Grazie per tutto ciò che fate!!!
    Continuate così!!!!!!!!

    Rispondi
  61. Angy

    non mollate tenete duro noi siamo con tutti voi. siete gli unici che ci aiutate a nutrirci in modo un po’ meno schifoso grazie di cuore.

    1
    Rispondi
  62. Roberto

    Grazie per tutto, tenuto duro
    Non mollate
    Grazie

    Rispondi
  63. Carmen

    Vi sostengo assolutamente

    Rispondi
  64. Peppe

    Continuo ad utilizzare la vostra app per confrontare i prodotti alimentari. Vi sono vicino e auguro che continuiate a lottare così come state facendo.

    Rispondi
  65. Adele

    Utilizzo moltissimo Yuka, e vi ringrazio per quello che fate.

    Rispondi
  66. Elisabetta

    Uso yuka quotidianamente per ogni acquisto sia alimentare che cosmetico e vi ringrazio per l’aiuto che ci date. Non mi sorprende quanto descritto nella vostra inchiesta perché viviamo in una società dove conta solo il profitto e il benessere delle persone è l’ultimo pensiero. Nonostante tutto ho visto alcune imprese migliorare i loro prodotti credo anche grazie a voi, per esempio Barilla e la linea Mulino Bianco.
    Grazie Yuka!

    Rispondi
  67. Nicoletta Della Chiara

    Grazie per quello che fate 🙏🏻

    Rispondi
  68. cinzia

    🥕🩷 siamo con voi!

    Rispondi
  69. Oreste Garbati

    Si può solo aggiungere che grazie a Voi c´è maggior tutela per noi consumatori. Io sarò sempre dalla Vs. parte ! Tante grazie per quanto fate!

    Rispondi
  70. Patricia Lucia Dionigi

    Vi sosteniamo! Tutto ciò che fate per difendere la salute dei consumatori è veramente lodevole. Yuka sempre con me!

    Rispondi
  71. Maria antonietta

    Grazie di esserci noi vi sosteniamo e pubblicizziamo ! Non mollate

    Rispondi
  72. Lino

    E’ dura, ma voi siete forti! E dietro a voi ci siamo noi che continueremo a sostenervi
    Non mollate !!!!

    Rispondi
  73. Roberta

    Grazie per tutto il lavoro che fate per consentire a noi utenti di mangiare più informati e consapevoli!

    Rispondi
  74. GIOVANNI

    Sappiamo da anni la mancanza di scrupoli di questi attentatori criminali della salute pubblica, riunitisi in lobby, per di conseguire risultati economici. Da anni non ho dato credito alle artate loro strategie di tentativi di screditare chi invece la difende.

    Rispondi
  75. Carlo Parola

    Lotterò insieme a Voi per difendere i nostri diritti.
    Grazie.

    1
    Rispondi
  76. Lorenzo

    Da anni seguo yuka in tuti i miei acquisti e devo solo ringraziare la vostra App. Complimenti e grazie.

    1
    Rispondi
  77. Claudio

    Grazie per questa informazione, teniamo duro, continuerò ad usare Yuka, grazie di cuore ❤

    1
    Rispondi
    1. GIUSEPPE

      Grazie per le informazioni che ci fornite sempre e per l’impegno che ci mettete continuerò a seguirvi sempre.
      Come si dice chi la dura la vince.
      Grazie di ❤️.

      Rispondi
    2. Gianni

      Siamo con voi, “Tirem innanz” 😉

      2
      Rispondi